Atrax robustus Pt. 12

scritto da Nigthafter
Scritto Ieri • Pubblicato 9 ore fa • Revisionato 9 ore fa
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Mentre distratto controllava nel retrovisore le condizioni del cane, non si avvide di un furgone sopraggiungere dalla traversa alla sua destra a cui tagliò la strada.
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Testo: Atrax robustus Pt. 12
di Nigthafter

Atrax robustus Pt. 12


La sua Range Rover era parcheggiata sul controviale del corso Matteotti, l'argento metallizzato della scocca brillava al pallido sole della mattina.
Luigi sistemò con cura il cane sui sedili posteriori, opportunamente coperti con una piccola trapunta di piumino.
Lo faceva sempre quando l'animale viaggiava in auto, odiava confinarlo nel bagagliaio benché fosse attrezzato col separatore di rete elastica di norma.
La clinica veterinaria era in zona Mirafiori sud, sul corso Traiano.
Il corso Unione Sovietica era la via più breve per raggiungerla, ma a quell'ora il traffico era caotico, a ogni semaforo code infinite rallentavano il percorso e di semafori su quei cinque chilometri di strada ce n'erano un'infinità.
Era in ansia, ogni metro trascorso diveniva un'eternità.
Guardava di continuo nello specchietto retrovisore se il cane mostrasse segni di peggioramento.
Al momento Leo appariva tranquillo, accucciato sul piumino sembrava dormire.
Non aveva più vomitato e questo in parte lo rasserenava, ma per rilassarsi voleva che il cane fosse visitato immediatamente dal suo veterinario di fiducia.
L'ospedale veterinario "Città di Torino", uno dei meglio qualificati della città, possedeva un'équipe professionale eccellente, un laboratorio analisi interno che consentiva di effettuare esami clinici con diagnosi in tempi rapidi.
Insofferente agli “stop and go” a singhiozzo di quelle code a passo di formica, Luigi decise di spostarsi sul controviale, dove il traffico era meno fitto e si avanzava guadagnando tempo e strada.
Ormai prossimo alla destinazione, all'incrocio con via Felice Rignon, nello svoltare a sinistra per tornare nel corso principale, accadde l'imprevisto.
Mentre distratto controllava nel retrovisore le condizioni del cane, non si avvide di un furgone sopraggiungere dalla traversa alla sua destra a cui tagliò la strada.
Un Ford Transit blu con i loghi d'un corriere espresso si schiantò contro il fianco del SUV.
Il veicolo non procedeva a velocità elevata ma l'impatto fu comunque rilevante: Luigi venne scagliato con violenza contro la portiera sul suo lato.

Una pioggia di vetri, esplosi nell'urto, lo investì da destra con una grandinata di frammenti.
La sorpresa e lo spavento mutarono in acceso disappunto per la propria fatale disattenzione: si massaggiò la spalla e la testa doloranti per la botta ricevuta, mentre si scrollava di dosso la pioggia di vetri che aveva invaso sedili, cruscotto e fondo dell'auto.
“Porca puttana, che cazzo di casino ho fatto!”, pensò, aggiungendoci anche qualche indicibile imprecazione che esulava dal suo forbito linguaggio forense.
Appurato rapidamente di non avere seri danni fisici, rivolse la sua immediata attenzione al proprio cane.
Leo, sbalzato dal sedile, giaceva sul pianale dell'auto ingarbugliato nella trapunta di piumino: uggiolava sommessamente, ma appariva più spaventato che ferito.
Luigi lo raggiunse tra i sedili dietro e lo abbracciò, verificando sommariamente che non fosse ferito; il cane prese a leccargli la faccia, consolato dalle carezze del padrone.
- Cazzo Leo, guarda che disastro ho combinato. Per farti curare alla veloce a momenti ci ammazziamo insieme.
Scese dal SUV con l'aria desolata di chi deve farsi perdonare una grossa cazzata fatta.
A guidare il furgone coinvolto nel danno era un corposo conducente intorno alla cinquantina, massiccio, con corti capelli a spazzola, paonazzo in viso e con un possente collo taurino.
Uscì barcollante dal veicolo, forzando l'apertura della portiera deformata per il colpo subito.
Il mezzo era un Ford Transit: aveva il parabrezza ribaltato sul cofano e segnato da una ragnatela di incrinature.
La griglia del radiatore era andata, i fari e le luci di direzione pendevano come impiccati dal loro filamento elettrico.
L'uomo osservava torvo il tappeto scintillante di schegge in plastica e vetro sparse all'intorno; si massaggiava il costato tastando che le cinture di sicurezza non gli avessero incrinato qualche costola.
Era furente, osservava lo spettacolo desolante del proprio cofano motore, sollevato e deformato con una piega a V al centro.
Bestemmiava furente e continuava a ripetere ossessivamente: - Cazzo! Cazzo! Cazzo! Era di certo in lieve stato di shock.
Nell'aria aleggiava l'odore acido di rottami metallici, una pozza verdastra documentava il danno al radiatore, un sentore di benzina segnava una perdita da qualche parte.
- Pezzo d'idiota! - Esplose con veemenza. - Dove cazzo hai la testa e gli occhi, quando vai per strada, brutto coglione? -
Giustamente alterato, l'energumeno non badava alle buone maniere; dallo sguardo inferocito e le vene del collo in evidente rilievo Luigi temette un passaggio alle vie di fatto.
Prostrato si scusò caldamente: - Ha tutte le ragioni di questo mondo, sono desolato, mi creda. La mia assicurazione pagherà tutti i danni materiali e morali del caso. Piuttosto mi dica come si sente? È certo di star bene? Posso chiamare subito il 118 se è necessario.
L'altro fece un cenno di diniego con la testa, ma restò lì impalato, le braccia conserte, il respiro ancora grosso.
Non rispose subito. Si limitò a sputare per terra, un gesto secco, e a fissare il cofano sfondato come se a stento trattenesse l'intenzione di saltargli al collo.
Luigi insistette, abbassando la voce: - Deve comprendermi, mi stavo dirigendo all'ospedale e nella fretta ho perso il lume della ragione, non mi sono proprio accorto di starle tagliando la strada. Il mio cane sta male, vomita da stamattina, ho paura che sia una cosa seria...

Il corriere alzò lo sguardo, per la prima volta incuriosito anziché che solo furioso.
- Un cane? – Borbottò, quasi sorpreso l'uomo. - Pensavo fosse un parente...
- No, Leo è Il mio labrador. Ma per me è come un figlio.
Silenzio. Il tipo si passò una mano sul collo taurino, massaggiandosi torvo ancora il costato.
Intorno cominciavano a formarsi capannelli di curiosi, clacson d'auto sopraggiunte e bloccate risuonavano impazienti, qualcuno già gridava “Sgombrate!”.
- Capisco – disse l'altro, perplesso ma con tono ancora ruvido. – Però cazzo, con 'sta guida da demente sei pericoloso. Potevi ammazzare me, te, il cane, o chi capitava.
- Lo so. Ha ragione da vendere, ho fatto una stronzata enorme. - Disse Luigi .
Poi senza una parola tirò fuori il portafoglio con gesto quasi quasi impaziente.
Ne estrasse quattro banconote da centomila lire con l'effigie di Caravaggio.
- Intanto mi permetta di offrirle questo come segno concreto del mio dispiacere per il disagio che le ho creato. Per la giornata persa e il fastidio del mezzo fuori uso...
Il corriere fissò le banconote per qualche secondo, come se stesse decidendo se spaccargli la faccia o accettarle.
Poi, con un grugnito, le prese e le infilò in tasca senza contarle.
- Va bè... – borbotò. – Non è che mi ripaga il furgone, ma almeno … Fece una pausa, guardò il traffico che si ingolfava.
Indicò i veicoli: - Bisogna sgombrarli da 'sto incrocio prima che arrivi la stradale e ci multino pure per intralcio. Il mio è da buttare, e il suo non sembra messo meglio.
- Sono davvero spiacente – ripeté Luigi. – Sicuro di non voler farsi visitare al pronto soccorso?
- Nah, la botta c'è, ma avevo la cintura. Mi sono cagato addosso frenando, ma sto in piedi.
Guardarono insieme i danni del Range Rover, la situazione non appariva rosea.
La portiera anteriore destra era totalmente ammaccata, con la lamiera piegata verso l'interno di almeno 30 cm, pareva una lattina schiacciata.
I finestrini erano frantumati, la ruota coinvolta nello contatto si era piegata con una inclinazione innaturale, il giunto si era di certo spezzato, l'auto non era in condizioni di muoversi.
Non sono un meccanico - sentenziò Luigi mesto - ma a occhio direi che qui il danno supera il valore della macchina. Una raddrizzatura professionale per il telaio richiede migliaia di lire, senza contare il costo dei ricambio originali. Mi tocca prendere una macchina nuova.
Rompendo gli indugi accese le luci di emergenza e piazzò il triangolo alla distanza adeguata.
Non restava che compilare i documenti per le assicurazioni e chiamare un carro attrezzi ACI a recuperare i due mezzi sinistrati.
Luigi fece scendere Leo dal SUV, il cane pareva zoppicava leggermente, sicuramente per uno strappo alla zampa dovuto al contraccolpo ricevuto nello scontro.
Ma non si lamentava quindi non c'era nulla di rotto; si mise lentamente a girovagare intorno ai veicoli sinistrati, quindi alzò la zampa e iniziò a orinare contro una delle ruote posteriori del Ford Transit.
Tornò da Luigi con un piccolo trotto, il problema di quella prima mattina non pareva essersi aggravato; lui gli carezzò il capo e gli arruffò i ricci di pelo sulla base della nuca, la bestia gli leccò la mano felice.

- Temo che ci dovremo prendere una macchina nuova, amico mio – gli sussurrò.
Il cane lo guardò ed emise un brontolio come d'approvazione.

(Continua)




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